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Arnold Nesselrath su Brech

Arnold Nesselrath
Direttore del reparto di arte bizantina,medievale e moderna dei Musei Vaticani/
Professore di storia dell'arte all'Università Humboldt di Berlino

 

Conferenza in occasione dell'inaugurazione della mostra “Roma città scattata. Fotografie e video di Christoph Brech”, 18.3.2013

La Roma scattata di Brech

“Non tutti, che s’imbarcano per l’India, trovano l’America”, con queste parole Erich Kästner, uno dei grandi satirici della lingua tedesca del secolo passato, equipara la sfida del paradosso alla rivelazione di una scoperta: “Nicht jeder, der nach Indien fährt, entdeckt America”. Potrebbe, pur considerando l’Academia di Villa Massimo, sembrare un simile controsenso cercare artisti tedeschi contemporanei proprio a Roma. Nell’era romantica la città eterna innalzava pittori come Philipp Hackert e Joseph Anton Koch o Angelika Kauffmann. Oggi Roma non è più la Mecca, alla quale gli artisti fanno pellegrinaggio; l’opera di Christoph Brech e la mostra che stiamo per inaugurare, però, dimostrano, che la città genera sempre artisti, perché Brech è ormai diventato inintelligibile senza accennare alla sua osmosi con Roma. Nel suo diario romano del 2006 e pubblicato nel 2009 avevo citato nell’introduzione la frase dell’ex-sindaco di Roma e storico dell’arte di spicco, Giulio Carlo Argan: “Roma è una città eterna perché la sua decadenza non finisce mai.” Dopo questo libro Brech si presenta oggi di nuovo qui, nella Casa di Goethe a Via del Corso. Ha trasformato la città lacerata in una città scattata, minacciata come la “città aperta” da truppe turistiche e da un commercialismo anti-culturale.

Come Rosselini, Pasolini o Fellini nei loro famosi film che conoscete tutti, Brech presenta ora la sua allegoria di Roma. L’avete visto tutti sull’invito e sul manifesto: un manichino seduto come la famosa statua di marmo o di porfido, persino corazzato, non con lorica e seno nudo, ma in un abito serale con le paillettes o lustrini brillanti; con i cappelli tinti à henna risplendenti come il consueto elmo da guerriero; senza lancia, ma con tacchi a spillo acuti; l’aura della vetrina di Dior rende la figura di Brech divina come la personificazione antica. La bocca rossa infine ricorda l’Amor nel quale si trasforma Roma.

La dea Roma di Brech è seduta dietro a un velo magico, che cala lentamente all’alba con l’evaporizzazione dell’acqua condensata durante la notte. Il difetto dell’area condizionata nel negozio di lusso collega la vetrina del grande Dior ai comuni mortali Romani che ci passano innanzi per dedicarsi agli obblighi quotidiani. La realtà del visitatore, invece, viene ancora più mistificata dal fotografo: Il vetro coperto all’interno da acqua, riflette, sull’esterno, la solenne Scalinata di Spagna della Roma di Vacanze romane di William Wyler, sulla quale si percepiscono poche persone mattiniere: la coppia degli amanti che si scambiano gli ultimi baci notturni, i primi turisti che si sono alzati presto e la gente locale che si avvia al loro lavoro e ai loro affari; tutto davanti allo sfondo della casa di Keats e Shelley, come fosse un accenno al sublime.

Le foto di Christoph Brech nascono da un’estetica puramente formale; questa forma diventa poi iconografia; la simbiosi delle due crea infine un significato e uno spirito, intessendo il visitatore, il quale risulta continuamente sfidato sui diversi livelli della realtà sua e di conseguenza della realtà di Roma. I riflessi, i veli, le foto nelle foto, i dipinti e le stampe fotografati e proiettati, i trasparenti e i manifesti creano di continuo incentivi all’occhio, costringono il visitatore a indagare sulla propria realtà. Trattandosi di fotografie e non di pitture la logica nei diversi livelli di realtà è d’obbligo per forza. Le foto di Christoph Brech inducono a vedere, alzano la cultura visiva.

Suggestivo in questo senso è il Largo davanti alla chiesa di S. Carlo al Corso, a pochi passi da qui. Tra una facciata vera e le coperture dei ponteggi, sulle quali le altre facciate che si trovano dietro le scaffalature sono stampate, appare all’improvviso uno schermo decisamente bianco, sul quale manca ancora la pubblicità di un prodotto commerciale, ma che così si offre al visitatore. L’effetto rassomiglia allo studio di un pittore come Poussin con i suoi telai stipati e le sue tele dipinte, mezze dipinte o vuote. Davanti allo schermo bianco, vuoto l’immagine di Christoph Brech è attraversata dal cavo di una lampada dell’illuminazione stradale; dal contrasto con il fondo bianco la luce stessa diventa protagonista. La luce, con la quale Roma è benedetta e che trasforma tutte le luci, naturali e artificiali, atmosferiche ed elettriche, in una vernice che le fotografie di Christoph Brech sfrutta come i pittori che hanno studiato le ricette medioevali di Cennino Cennini.

Dopo sei anni Christoph Brech è tornato ad alcuni posti del suo Diario romano e ha documentato per esempio all’Ara Pacis di Richard Meyer il tempo trascorso. Ha scattato in luoghi dove ci muoviamo, come per esempio io all’interno delle impalcature di Piazza San Pietro dove domani Papa Francesco inizierà il suo mistero petrino. Nella sua foto Christoph Brech ha evidenziato quanto la struttura ha imbaraccato l’opera di Gian Lorenzo Bernini; gli concede un aspetto pittoresco e gli attesta una complessa transitorietà, tra monumento, restauro ed effimero imbragamento della momentanea copertura. Nel cortile di S. Ivo alla Sapienza il fuoco del rosso sta dietro una apertura oppure rimbomba nei riflessi delle finestre.

Sensazioni di questo tipo, che ognuno può generare, richiedono dal visitatore una contemplazione davanti alle opere. I musei di oggi, come il MAXXI di Zaha Hadid, sono già costruiti in modo tale che la visita sia una corsa; non fermatevi per godere, per guardare, per riflettere, per pensare!

In questo senso proprio le video istallazioni, le immagini che si muovono costringono il visitatore a fermarsi, altrimenti non è possibile captare l’opera. Bisogna arrestare il tempo e impegolarsi al dialogo con l’artista nella sua opera. E così il titolo di uno dei video di Christoph Brech è proprio indicativo: La Sosta. Mentre il filmato mostra solo movimento, il visitatore deve star fermo. Mentre gli storni effettuano un balletto infinito, il visitatore deve solo guardare e incoraggiare la propria fantasia. Nuvole di uccelli, che cambiano continuamente forma in lontananza, rassomigliano al pulsare del nucleo cellulare, ingrandito e ravvicinato dal microscopio. Ogni tanto alcuni uccelli passano proprio vicino all’obiettivo della camera e inseriscono tra la bolla-nuvola e il visitatore un campo magnetico ornamentale simile ai chiodi di Günter Ücker.

Anche il secondo video, Il Ponte stimola la fantasia. Captando i riflessi dei movimenti sul Ponte della Carraia a Firenze al tramonto all’inizio di una pioggia l’opera non può non ricordare il mito della caverna di Platone tinto e sciolto nei colori di William Turner. La musica di Mahler richiama anche l’ispirazione del nostro artista al film di Luchino Visconti.

Un’intera sala è dedicata a quattro fotografie scattate da Christoph Brech durante il ricevimento del 9 novembre 2009 quando lui era invitato con pochi altri artisti tedeschi a partecipare all’incontro di Papa Benedetto XVI con 250 artisti di tutto il mondo. Le foto sono esposte su quattro pareti come in una pianta a crociera, che viene interrotta solo da una vetrina che offre una sguardo all’indietro. Alla classicità di queste foto con il loro contrapporsi tra monumentalità, effimerità e dialogo tra tempo ed eternità potete ormai dedicarvi con la vostra fantasia.

La sala è anche un piccolo annuncio di un progetto sorto dall’incontro con Papa Benedetto XVI che abbiamo iniziato nei Musei Vaticani e con il quale vogliamo riportare di nuovo le persone alla contemplazione di quello che vedono. Con due fotografie di Ninfa Christoph Brech ha voluto fare un altro cenno a un progetto che sta realizzando con Michael Matheus.

La mostra è piccola, ma non c’è fine alle associazioni. Non è soltanto piena di belle opere come quella su Tiziano al Quirinale, ma insegna a vedere e vi accompagnerà nei vostri percorsi in città.

Non posso terminare la mia presentazione senza rivolgermi anche alla direttrice-fondatrice della Casa di Goethe, Ursula Bongaerts, che celebra stasera l’inaugurazione della sua cinquantesima mostra. Già questo basta per dimostrare come Lei con il suo museo ha ribaltato l’attività culturale delle istituzioni tedesche a Roma, sostituendo gli istituti classici con una gamma di programmi ricchi di stimoli come i quadri di Christoph Brech. La Casa di Goethe è un museo moderno con un approccio creativo che da impulsi esemplari anche alle istituzioni grandi come i Musei Vaticani.

Mi sento però un po’ come nel film di Peter Greenaway Drowning by numbers quando questo giubileo segna l’ultima mostra che ci regala. La malinconia presente nelle opere di Christoph Brech pervade questa sera. Sono sicuro, cara Ulla, che porterai la forza, lo stimolo e l’energia della tua Roma a nuovi frutti in Germania, mentre noi non possiamo che appellarci alla mitica decadenza eterna.

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